Quando Eliot nei “cori della rocca” parla dell’uomo come di colui che vive “nel tempo, ma non del tempo”, tocca un punto essenziale anche del mistero del Natale. L’Incarnazione dice infatti che Dio non fugge il tempo, ma lo assume pienamente.
Il Natale non sospende la storia: entra nella storia. L’eterno accetta di abitare i giorni, le attese, la fatica dell’uomo. In Gesù, Dio sceglie il tempo come luogo della sua presenza.
Essere “nel tempo ma non del tempo” non significa allora distacco o indifferenza, ma vivere il tempo senza assolutizzarlo, riconoscendo che esso è attraversato da un senso più grande. Il tempo diventa spazio di incontro, non semplice scorrere.
Nel Bambino di Betlemme, l’eterno si fa fragile, il definitivo si affida al quotidiano. È qui che il tempo umano viene redento: non cancellato, ma illuminato dall’amore.
Il Natale ci ricorda che ogni istante può aprirsi all’eterno, che la storia, anche nelle sue ombre, può essere abitata da una speranza che non passa.
Un caro Augurio di un Santo Natale di serenità e gioia dal nostro Rettore Carlo Teruzzi e tutta la comunità educante Rosminiana, dalla scuola dell’Infanzia alla Primaria, dalla scuola Media ai Licei.
