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Ripartire, ogni giorno

Nel suo libro Cento ripartenze 2, Giorgio Paolucci raccoglie storie nelle quali la vita, anche dopo una ferita, una caduta o una stagione di smarrimento, ritrova il gusto di ricominciare. È un’immagine che appartiene profondamente anche alla scuola. Ogni mattina i nostri ragazzi ripartono: da una domanda ancora aperta, da un errore che può diventare occasione, da una fatica che chiede di essere accompagnata, da un talento che attende di essere riconosciuto. E noi ripartiamo con loro, perché l’avventura educativa non è mai un percorso già scritto, ma un cammino che si rinnova nell’incontro quotidiano.

Educare significa credere che nessuna difficoltà pronunci l’ultima parola su una persona. Significa custodire la certezza che, nella vita di ciascuno, esiste sempre un margine per crescere, imparare, cambiare e scoprire il bene di cui si è capaci. La scuola è il luogo in cui un ragazzo può sentirsi voluto bene non per i risultati che raggiunge, ma per ciò che è; e proprio da questo sguardo può nascere il coraggio di esprimere i propri talenti e di metterli a servizio degli altri.

La ripartenza non è soltanto il gesto straordinario di chi supera una grande prova. È la trama discreta delle nostre giornate: una nuova possibilità offerta, una parola di fiducia, un passo compiuto insieme. Questa è la responsabilità della nostra comunità educante: non lasciare nessuno prigioniero dei propri limiti, ma ricordare a ogni ragazzo che il futuro resta aperto. Perché educare è continuare a dire, con pazienza e speranza: puoi rialzarti, puoi crescere, puoi ricominciare.

 

Il Rettore

Carlo Teruzzi